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Banche in dissesto: salgono a 21 gli istituti commissariati

Un’altra piccola banca di credito cooperativo è stata messa sotto tutela dalla Banca d’Italia. Si tratta del Credito Trevigiano, una Bcc, finita in amministrazione straordinaria lo scorso 5 agosto per gravi irregolarità e violazioni normative. Ora i nuovi organi straordinari dovranno provare a rimettere in carreggiata l’istituto che ha chiuso il bilancio del 2013 con una perdita per 42 milioni di euro. Un passivo causato in massima parte dalle svalutazioni sui crediti passate dai 14 milioni del 2012 ai 69 milioni dell’anno scorso.

Un livello di rettifiche quasi doppio rispetto ai ricavi della banca e una perdita record per la piccola banca che va a intaccare pesantemente il patrimonio. Con il commissariamento del Credito Trevigiano sale a 21 il numero dei soggetti commissariati dall’Autorità di Vigilanza e che ha visto finire sotto tutela da inizio anno ben 9 tra istituti e intermediari. Segno inequivocabile della crisi, ma anche in molti casi della malagestio che ha costretto Bankitalia a estromettere i vertici.

Tra le banche prima del Credito Trevigiano, l’ultima in ordine di tempo è stata la Banca Padovana di credito cooperativo. Poco prima era finita sotto tutela la Banca Popolare dell’Etna. E a inizio anno era toccato alla Bcc Irpina di Avellino e alla Cassa di Risparmio di Loreto. Tra gli intermediari è toccato poche settimane fa alla veneta Est Capital Sgr; alla Commercio e Finanza di Napoli (gruppo Carife, già commissariato da tempo); alla Imel.Eu di Bergamo; ad Adenium Sgr e Medioleasing. Tutte realtà che si aggiungono all’abruzzese Tercas, commissariata oltre due anni fa; a Banca Marche; alla Carife alla Popolare di Spoleto che oggi è però passata sotto il controllo del Banco Desio. C’è un filo rosso che unisce tutte queste realtà. Sono per lo più banche cooperative e piccole popolari.

Ed è questo che dovrebbe sorprendere. Già perchè sono banche locali storicamente poco inclini alla finanza speculativa, che raccolgono e impiegano sul territorio. Eppure molte di loro sono crollate sotto il peso dei crediti andati in sofferenza erogati magari a pochi soggetti e fuori dal territorio. La storia di Banca Marche è simbolica. La banca per anni gestita da Massimo Bianconi raccoglieva sì sul territorio, ma finanziava, concentrando il rischio su pochi soggetti, spesso fuori Regione.

L’inchiesta ha rivelato operazioni sospette di leasing e prestiti con almeno 16 clienti condotte da Bianconi. Prestiti facili andati in sofferenza e che hanno visto esplodere i crediti malati sopra quota 2 miliardi. Copione analogo per la Cassa di risparmio di Ferrara, andata a gambe all’aria per avere finanziato copiosamente due iniziative immobiliari a Milano finite male.