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L’Ast di Terni: facile, troppo facile risolvere il problema tagliando i dipendenti. Ecco le vere ragioni della crisi.

Sembrava fatta e invece tutto è tornato in alto mare. Con il rischio che non si riesca a trovare un accordo che scongiuri i drastici tagli del personale e ponga le basi per un rilancio vero dell’azienda ternana posseduta dal colosso ThyssenKrupp. Di certo la Acciai Speciali Terni appare un malato cronico e non è certo solo la manovra sul costo del lavoro che può arginare l’agonia.

Di questo si tratta, dato che l’azienda ternana di proprietà della ThyssenKrupp è in forte affanno da anni. Negli ultimi 5 anni, come documenta R&S Mediobanca, ha sempre chiuso in rosso, cumulando perdite per oltre 700 milioni di euro. L’escalation si è avuta negli ultimi 3 anni con perdite passate da 160 milioni di euro nell’esercizio 2010-2011 ai 180 milioni del 2013. L’Ast è perennemente in perdita già a livello di margine industriale, poichè quel valore aggiunto pari a solo il 2% del fatturato viene poi eroso dal costo del lavoro che resta comunque a livelli molto bassi, dato che vale poco più del 5% del fatturato complessivo. Anche tagliando parte degli oltre 2mila dipendenti difficile che Ast possa tornare in utile.

Il problema, che si è acuito tra il 2012 e il 2013, quando l’azienda era sotto l’orbita dei finlandesi di Outokumpu, è stato il drammatico calo del fatturato. Da 2,37 miliardi di euro di ricavi nell’esercizio 2011-2012 si è passati a soli 1,82 miliardi con un calo tutto da imputare al collasso delle vendite in Europa, scese da 1,12 miliardi a poco più di 600 milioni. Se si perdono per strada sul mercato europeo oltre 500 milioni di fatturato, ovvio che le perdite non possono che approfondirsi. Cosa sia accaduto per un tale tracollo sul mercato europeo, mentre quello domestico teneva, difficile stabilirlo.

Sta di fatto che l’Ast è stata rimpallata tra finlandesi e tedeschi in quel lasso di tempo. A inizio del 2012 ThyssenKrupp aveva raggiunto un accordo con OutoKumpu per cedere Ast. Poi la Commissione europea ha imposto la cessione per posizione dominante. L’Ast è rimasta sul mercato a lungo senza trovare compratori se non a prezzi non ritenuti accettabili. E alla fine di febbraio 2014 Thyssen si è trovata costretta e ricomprare l’acciaieria ternana dai finlandesi.
Vista così è evidente il disinteresse tedesco per il sito ternano e non stupisce il deterioramento del mercato di sbocco. Una situazione che certo non si risolve con il taglio del solo costo del lavoro. In ballo c’è la ridefinizione strategica del sito ternano, in una fase in cui la stessa Thyssen soffre pesantemente la crisi.
Basti pensare che il colosso tedesco è reduce da perdite cumulate per 7 miliardi dal 2011 al 2013. ThyssenKrupp dovrebbe aver però archiviato il periodo peggiore dato che l’ultimo bilancio è tornato in utile per 242 milioni e anche la struttura finanziaria è migliorata con il debito finanziario netto sceso a 4,1 miliardi dai 5,3 miliardi dell’anno prima e capitale che tocca i 3,1 miliardi.

Toccherà, se i tedeschi vogliono davvero il rilancio di Ast, non solo un riposizionamento su business e mercati ma anche una iniezione di risorse, dato che le perdite continue hanno ridotto il capitale netto a fine 2013 a 56 milioni dai 344 milioni del 2009 e che i debiti finanziari sono tuttora a quota 251 milioni, 5 volte il patrimonio. Sarà questo il banco di prova per capire se Thyssen vuole scommettere davvero sul rilancio di Terni.