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Due, tre cose da sapere sull’Inpgi, l’ente di previdenza dei giornalisti, prima che sia troppo tardi

La forbice per l’Inpgi, l’istituto di previdenza dei giornalisti italiani, si è aperta drammaticamente a partire dal 2010 e non solo rischia di non chiudersi mai più, ma addirittura di allargarsi a dismisura, mettendo a repentaglio la stabilità dell’istituto.
La forbice, pericolosa, è quella tra contributi versati dagli iscritti e pensioni erogate. Solo nel 2013 lo sbilancio tra entrate della sola gestione previdenziale e uscite previdenziali è stato di 51 milioni. Il buco era di 7,3 milioni nel 2012 e di 1,3 milini nel 2011. Il 2014 secondo le prime stime vedrà il passivo tra entrate contibutive e uscite previdenziali aggravarsi ancora di più. L’escalation è drammatica se rapportata al 2009 e mettendo a confronto i contributi ivs obbligatori con le pensioni Ivs.
Nel 2009 a crisi appena iniziata i contributi obbligatori versati erano di 374 milioni, le uscite per pensioni erano di 346 milioni. Ebbene 5 anni dopo, a fine 2013, il rapporto si è completamente ribaltato. La spesa per pensioni è salita da 346 milioni a 425 milioni (+79 milioni, +22,8%), i contributi obbligatori versati sono scesi da 374 milioni a 350 milioni (-24 milioni, -6%). Eccola qui la forbice: 75 milioni di sbilancio tra entrate e uscite.
Cosa è accaduto? La spiegazione è semplice quanto inquietante: sono usciti dal lavoro molti colleghi contribuenti diventati pensionati. Con l’aria che tira difficile che il quadro muti. Il disavanzo è ormai strutturale e si andrà caso mai ad approfondire.
Si dirà che l’Inpgi chiude tuttora i bilanci in utile. Vero, ma è un’illusione ottica, dato che il bilancio va in utile solo per la gestione finanziaria e dall’anno scorso grazie ai proventi straordinari dati dalla cessione degli immobili ai fondi. Senza la plusvalenza da conferimento immobili di circa 90 milioni il bilancio Inpgi del 2013 avrebbe chiuso in perdita, per la prima volta nella sua storia, per circa 50 milioni.
E sappiamo tutti che potrai continuare a conferire immobili valorizzandoli e incamerando plusavalenze non all’infinito.

Finita l’operazione immobiliare, finite le plusvalenze dovremo abituarci a vedere bilanci Inpgi in perdita per centinaia di milioni nei prossimi anni. E a questo punto si comincerà a erodere quel patrimonio di 1.800 milioni accumulato fin qui.
Non solo. Lo sbilancio tra contributi e pensioni mette sotto stress la gestione mobiliare. In sintesi l’Inpgi è stata costretta a investire in azioni, bond, hedge fund, liquidità per ottenere rendimenti per coprire lo sbilancio della gestione caratteristica. Finora è andata bene, ma non dimentichamoci che Borse, bond e asset finanziati stanno salendo dal 2009.
Se le borse dovessero invertire la tendenza, allora si incamererebbero minusvalenze. Insomma la gestione deve forzare i rischi sugli investimenti per coprire i buchi tra contributi versati e prestazioni.

Ormai come scrivono i sindaci dell’Inpgi il rapporto tra attivi e pensionati è sceso a due. 16mila attivi a fronte di poco meno di 8mila pensionati. Era a 3 pochi anni fa e vista la situazione si rischia di sfondare quota 2 a breve. Sempre i sindaci rilevano in estrema sintesi che il rapporto prestazioni-contributi è ormai del 122%. Era il 102% nel 2011, era l’89% nel 2009.

Questi dati sono impietosi per la loro esplosione tanto rapida e progressiva. E del resto c’è poco di cui stupirsi dato che sull’Inpgi si scarica la crisi pesantissima dlel’editoria italiana.

Hanno contribuito ovviamente alla forbice tra entrate e uscite i costi per cassa integrazione, solidarietà e disoccupazione, saliti l’anno scorso a 34 milioni da 23 milioni nel 2012.
Ma non sono solo gli ammortizzatori ad aggravare la situazione: la dinamica della spesa previdenziale è fortissima. Da 410 milioni del 2012 per pensioni si è passati a 426 milioni l’anno scorso. E tanto per ricordare la stessa Corte dei Conti evidenzia che le pensioni salgono in valore erogato del 4% l’anno ogni anno dal 2007. I pensionati erano 6mila nel 2007 sono oggi 8mila. Gli attivi erano 18mila nel 2007 sono ora 16mila500. Più duemila colleghi in pensione dal 2007, meno 1.500 colleghi che versano contributi.
Ecco perchè il tema del buco contributi/prestazioni è oggi la mina vagante per i conti dell’Inpgi. Occorrerà mettere mano a una nuova riforma. E chi pensa che non sia urgente prende solo tempo o vuole colpevolemnte ignorare il problema.
Ci sono molti modi di fare una riforma: o si alzano i contributi o si abbassano le aliquote di rendimento della pensioni o un mix dei due.
Forse un dibattito vero, tra tutti i colleghi sarebbe opportuno.
Ps: questo articolo vuole aprire quel confronto. Pretenzioso forse, ma meglio pensarci ora prima che sia troppo tardi e che nell’emergenza la cura finisca per essere peggiore del male.