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#Veneto banca e le perdite milionarie per diventare grande

Crescere, crescere, fortissimamente crescere. Era questo il “mantra” di Vincenzo Consoli, l’ad e dominus assoluto per anni di Veneto Banca. Consoli, tuttora ai vertici della banca in veste di direttore generale, ha portato la piccola Popolare di Asolo e Montebelluna nell’Olimpo dei grandi. Ma il prezzo pagato è stato assai caro.

E come sempre il vero costo emerge a distanza di anni dagli acquisti. Uno shopping forsennato. Dal Piemonte con la Intra e la Banca Intermobiliare, alla Puglia con Banca Apulia, alle Marche con Carifabriano. Poi la partita nel vicino Est Europa. Romania, Croazia, Albania: la Veneto Banca di Consoli è sbarcata pure lì. Alla fine della lunga corsa l’istituto arriva a detenere partecipazioni per un valore di bilancio di oltre 1,5 miliardi. Sembra un grande successo e come tale viene percepito dai soci della banca.

Ma il prezzo è salato e comincia a emergere solo negli ultimi anni in un crescendo rossiniano. Nel 2011 le perdite da partecipazioni sono di 14 milioni, salgono a 39 milioni nel 2012 fino ad esplodere nel 2013 con la banca che svaluta le proprie partecipate per 111 milioni. Totale: sono oltre 160 milioni di perdite. A contribuire massicciamente sono le rettifiche di valore. Per la sola Banca Intermobiliare di Torino la cui maggioranza del capitale viene acquisita nel 2011 e ceduta l’agosto scorso, le perdite da rettifiche nel 2013 sono di 55 milioni; altri 32 milioni di perdite le aggiunge la controllata Banca Italo-Romena. E poi c’è la zavorra di Banca Apulia che porta nel bilancio 2013 un buco di 20 milioni. Lo shopping di Consoli inciampa in molti guai. Il più clamoroso è quello della Bim di Torino, la storica boutique finanziaria piemontese quotata. L’Opa del 2011 di Montebelluna viene fatta a 4,25 euro per azione. Subito dopo la chiusura dell’operazione il titolo Bim comincia a crollare e tocca il minimo di 1,6 euro nell’estate del 2012. In quell’anno Bim chiuderà il bilancio con una perdita secca di oltre 60 milioni. Poi la lenta risalita e Veneto Banca che alla fine, ad agosto dello scorso anno riesce a rivendere ai Segre e ai De Bendedetti e a Motezemolo il 51% del capitale di Bim a 3,6 euro. Un’avventura che ha un costo per Veneto Banca. Ma anche l’acquisizione di Banca Apulia porta più spine che rose come documentano le svalutazioni sul gruppo pugliese. E anche la piccola Eta Finance in cui l’istituto di Consoli ha il 30% del capitale è fonte di dure perdite. Solo nel 2013 la piccola finanziaria vicentina perde oltre 8,7 milioni su ricavi per 44mila euro. Il conto da oltre 160 milioni di valore bruciato andrà aggiornato con il bilancio del 2014. I dati preliminari parlano di una drastica pulizia che solo per gli avviamenti presenterà un buco di 390 milioni. La campagna fortemente voluta da Vincenzo Consoli e che ha portato la piccola banca veneta nell’Olimpo delle grandi banche ha avuto un costo salato che vale una buona fetta degli 800 milioni di perdite nette cumulate negli ultimi 3 anni.